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L'apiario di Luca

Quando si prova a strappare una singola cosa nella natura, la troviamo attaccata al resto del mondo.

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api101

Mi chiamo Luca e ho 30 anni. Vengo da Rimini e da ottobre 2015 ho iniziato ad interessarmi di apicoltura. Sono autore di un blog di apicoltura, nel quale racconto le mie esperienze man mano che mi avventuro in questo nuovo percorso, sperando di aiutare anche altre persone che come me hanno deciso di avvicinarsi a questo affascinante mondo. Conscio del fatto che senza le api la natura è destinata a diventare inevitabilmente più povera, cerco nel mio piccolo di far conoscere le fantastiche capacità di questo insetto sociale. La sua grande importanza nel preservare il nostro patrimonio botanico è messa oggi a repentaglio da tante azioni sconsiderate che l’uomo effettua quotidianamente. Si rende quindi sempre più necessaria un’organizzazione a livello quantomeno nazionale per mantenere sotto controllo le numerose insidie che flagellano ogni anno centinaia di apiari sia professionali che hobbystici.

Carico e scarico della propoli

La propoli è una sostanza estremamente utile per le api che viene raccolta dalle gemme e dalla corteccia di alcune piante.

La sua composizione ed il colore varia molto dal periodo di raccolta e dal tipo di pianta da cui viene raccolta.

Oltre ad avere un piacevolissimo odore balsamico, questo composto resinoso (prodotto dalle piante per proteggere gemme e corteccia) viene utilizzato dalle api come antisettico naturale, ovvero per “verniciare” le pareti interne del nido, per disinfettare al bisogno e per sigillare piccoli spiragli (anche le api, come noi, non gradiscono gli spifferi).

Ma le api come raccolgono la propoli?

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Un graditissimo regalo!

Alcuni giorni fa, incuriosito dalla nuova attività intrapresa dall’amica A. di Fruttidiboscoblog ho deciso di contattarla per ordinarle un organizer personalizzato sul suo nuovo sito Il piccolo pinguino.

Approfitto quindi di questo post non solo per ringraziarla dell’ottimo lavoro svolto, ma anche per mostrarvi il risultato delle sue fatiche, realizzato su misura per me.

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Come aiutare gli insetti impollinatori

Con l’accesso a fonti di cibo di qualità, gli impollinatori sono in grado di mantenere le loro difese naturali e la loro salute, del resto, se ci pensiamo, lo hanno fatto per milioni di anni.

Ecco quindi 4 semplici azioni che tutti noi possiamo intraprendere per aiutare gli impollinatori (come il bombo nella foto in evidenza) a mantenersi in salute:

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Scomparsa delle api: Le cause.

I motivi della scomparsa delle api, sono da riferire a molteplici problematiche; come ci racconta la famosa entomologa Marla Spivak, possiamo individuare 4 macrocategorie interagenti fra loro, tutte, purtroppo, dipendenti in un modo o nell’altro dall’uomo.

Andiamo a vedere quali sono:

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La scomparsa degli impollinatori: conseguenze.

Mele, cipolle, carote, limoni, meloni, zucchine, cetrioli, melanzane, cavolfiori, broccoli, ma anche sedano, mango, avocado, ecc.
Molti di questi prodotti fanno parte delle nostre abitudini alimentari, eppure in futuro potremmo non trovare più sugli scaffali tutta questa scelta.
Più dell’85% delle piante sulla terra hanno bisogno delle api e degli impollinatori per sopravvivere. Il declino della popolazione di questi insetti indica ormai da diversi anni la necessità di un’inversione di tendenza.

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Vola come una farfalla, pungi come un’ape.

Come citazione ed omaggio al campione di pugilato Muhammad Ali, venuto a mancare poco più di un anno fa, ho deciso di fare un articolo riprendendo lo slogan che lo portò alla ribalta “vola come una farfalla, pungi come un’ape“.

Siccome questo blog parla di api e di apicoltura, parlerò di come punge un’ape, del suo pungiglione e del veleno che riesce a scuotere così tanto il nostro organismo quando incappiamo nell’ira (raramente immotivata) delle api.

Stavolta però voglio andare oltre chiedendomi: ma a quale velocità vola un’ape? E quanto può essere veloce il pugno di un pugile professionista? Insomma il pungi come un’ape di Ali ha davvero senso in ambito pugilistico?

Ora penserete certamente che io sia matto, comunque in fondo all’articolo potrete trovare la risposta che sono riuscito a darmi.

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Gli Etruschi erano ottimi apicoltori

La notizia che vi riporto oggi riguarda il ritrovamento di alcuni nidi di api carbonizzati all’interno di un antico laboratorio Etrusco, all’interno del sito archeologico del Forcello di Mantova.

Questi resti carbonizzati, assieme ad altri manufatti inerenti l’apicoltura, sono stati datati e pare risalgano a ben 2500 anni fa.

I risultati comprendono addirittura i resti di un miele di vite, non più producibile ai giorni nostri, raccolto dagli apicoltori che ai tempi viaggiavano lungo i fiumi. La scoperta ci suggerisce inoltre che gli Etruschi sono stati un popolo che conosceva molto bene l’apicoltura. Vediamo perché…

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Un po’ di dolcezza non guasta

Oggi vi parlo un della smielatura, ovvero dell’estrazione del miele dai favi di cera.

Ci sono diversi modi (più o meno rudimentali) per estrarre il miele, ma il più comune al giorno d’oggi è il metodo che utilizza la forza centrifuga. Questo è il sistema che viene utilizzato maggiormente per il miele che troviamo in barattolo al supermercato, così come al mercatino locale. Vediamo come:

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Quando ti scappa uno sciame…

Questa primavera è stata un vero disastro in termini di sciamature.

Nonostante avessi acquistato 5 sciami con regine nate quest’anno (o almeno così mi è stato detto), hanno cercato tutte, nessuna esclusa, di sciamare durante la fioritura dell’acacia.

A nulla è servito trasferirle in arnie più spaziose (stringere troppo le famiglie può spesso indurle ad innescare il processo di sciamatura) e controllare la presenza di celle reali, limitatamente al tempo che avevo a disposizione. Ecco quindi il bilancio:

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